Atterrare in Israele

Sono sicuro di non essere solo: ad un certo punto della vita mi sono reso conto che mi piaceva viaggiare. Ho anche avuto la sensazione che avrei potuto farlo continuamente senza mai stancarmi, perciò ho cominciato a chiedermi: “realisticamente, come potrei farlo sempre per davvero”?

Poi alcune esperienze mi hanno aiutato a capire qualcosa in più: stavo già viaggiando e in realtà non avevo mai fatto altro.

La vita sembra più complicata e meno piacevole di un viaggio perché ci forza a dare i conti con relazioni e conseguenze nel lungo termine ma è proprio questo di cui abbiamo bisogno: la conoscenza e la comprensione non si possono ottenere con contatti brevi ed occasionali ma richiedono periodi più lunghi di interazione e integrazione.

Quindi vivere è viaggiare e viaggiare è vivere. I nostri passi quotidiani, siano vicini o distanti, sono la nostra casa (cit.) e la nostra vita è già il grande viaggio: basta spostare leggermente la prospettiva per rendersene conto. Non c’è bisogno neppure di andare altrove.

Israel_earth

Essendo una persona curiosa mi è sempre piaciuto imparare e fortunatamente il mondo è un gigantesto luna park per chi vuole imparare.
Bisogna anche riconoscere che, oltre ad essere un viaggio stupefacente, la vita è anche un incredibile romanzo e onestamente non avrei mai potuto immaginare cosa stava scritto nelle pagine col mio nome: di tutti i posti che stavo considerando come mete, Israele era tanto sconosciuta e assente quanto la Groenlandia (e ora posso essere piuttosto certo che anche la Groenlandia deve essere fantastica, anche se non ne so ancora niente).

Non sapevo davvero nulla di Israele. Ecco perché non ho mai pensato di visitarla e questo spiega quanto siamo limitati dai confini della nostra conoscenza e della nostra immaginazione: davvero non è solo uno slogan da insegnanti che la ricerca della libertà passa per l’esercizio continuo di conoscenza ed immaginazione (a proposito: cari professori, chiedo scusa se, quand’ero giovane e più grezzo, ho pensato che fossero solo parole insensate da vecchi).

La prima pagina di questo viaggio è iniziata con l’innamorarmi di una incredibile ragazza israeliana (che è anche il mio editor). Ora viviamo assieme in Israele ma il romanzo è continuato con una serie di coincidenze abbastanza allucinanti che mi hanno legato a questo Paese ancora di più.

Non preoccupatevi comunque: non ho intenzione di rompervi con lunghe storie personali per la soddisfazione del mio ego ma piuttosto di condividere esperienze dalla prospettiva di un residente straniero a proposito della vita locale, delle culture del posto e delle lingue.

Al momento sto studiando (e un po’ prendendomi per i capelli con) l’Ebraico moderno, che è la lingua ufficiale più parlata in Israele (l’altra ufficiale è l’Arabo). L’Inglese è considerato semi-ufficiale ed è diffusamente parlato specialmente tra i giovani e i nati in Israele; è parlato anche ad un livello decisamente molto buono e ciò significa che i turisti si sentiranno piuttosto a loro agio.
Ma a parte le lingue ufficiali e le culture locali, adesso sono convinto che in Israele ci siano quasi altrettante lingue parlate e culture importate quante ce ne sono sull’intero pianeta e questo lo rende un posto ancora più interessante e stimolante.

La cosa più importante per poter apprezzare appieno una nuova esperienza è mollare idee preconcette e aspettative. Questo è vero specialmente quando si inizia a conoscere un altro Paese e sicuramente ancora di più parlando di Israele.

Ecco perché ho deciso che questo primo post sarà più che altro una partenza lenta per aiutarvi a prendere confidenza con la vostra gomma per cancellare interiore (che userete molto).

Se non avete mai vissuto in Israele allora quello che potreste pensarne è, con quasi il 100% di probabilità, decisamente molto inaccurato e/o completamente sbagliato. Punto. Semplicemente accettatelo e proseguite. Ve lo dico non per farvi sentire ignoranti ma perché è quello che è successo a me con la mia idea (e sì, mi sono sentito molto ignorante ma d’altra parte mi capita continuamente e quindi sono piuttosto abituato).
Se invece siete già consapevoli che la vostra opinione deve esere data alle fiamme oppure non ne avete proprio una, allora è molto probabile che siate più saggi di me (e ovviamente tanto meglio).

Quanto a me, inizialmente ne avevo solo l’idea molto vaga che, credo, molte altre persone originarie dell’Europa hanno: un Paese relativamente giovane con una maggioranza ebraica che sopravvive un po’ con l’accetta in un Medio Oriente sempre più bollente.

Non è completamente falso ma è una prospettiva tanto ristretta e minima quanto definire l’Italia, che è il mio Paese d’origine, in termini di chiese cattoliche e preti, pasta e pizza (e naturalmente mafia, gente divertente che perloppiù è affetta da conclamate manie sessuali e politici imbarazzanti, scusate la dimenticanza).

Vedete dove voglio arrivare: prima di tutto facciamo un po’ di pulizia e credo che quello che vedrete dopo essere atterrati per la prima volta all’aeroporto Ben Gurion, appena fuori da Tel Aviv, funzionerà bene come inizio.

La sicurezza vi fermerà al controllo passaporti (o anche prima) e vi farà domande; alcune vi potranno sembrare piuttosto personali circa le vostre intenzioni nel Paese e i vostri contatti israeliani e l’atteggiamento dell’ufficiale potrà variare, in maniera molto onesta ed evidente, da un grugno al modo di fare più gentile di questo mondo ma saranno sempre molto professionali ed accurati. E con un Inglese impeccabile che probabilmente vi farà vergognare del vostro “Spaghetti English”.

Ora siete a Ben Gurion: un aeroporto molto bello e moderno, l’unico internazionale in Israele, che di recente ha raggiunto il 4o posto nel Conde Nast Traveler‘s annual Reader’s Choice Awards. Con Wi-Fi gratis, facile da usare e funzionante per davvero. Ovviamente.

Se vi aspettavate di vedere invece un edificio diroccato con cammelli vaganti, mercanti urlanti e roba coperta di polvere e sabbia dovrete ricredervi: certo che ci sono posti così da visitare nella mediorientale Israele e in realtà personalmente penso che siano piuttosto interessanti e affascinanti ma l’aeroporto non è per niente uno di questi (e credo che sia una buona cosa perché così com’è è funzionale un po’ per tutti).
OK, quindi siamo sostanzialmente in una noiosa gabbia dorata per occidentali vista così tante volte in così tanti aeroporti moderni in giro per il mondo, giusto? Beh… Non proprio, almeno per come la vedo io.

Comincerete a notare la tipica pietra usata in molti edifici israeliani, i design e le architetture diverse da quelle europee, negozi di regali ebraici, “haredi” vestiti nei loro tipici abiti tradizionali che distribuiscono preghiere (anche a voi, e rinunciano tristi ma molto rispettosamente se non siete ebrei), scritte da destra a sinistra con dei caratteri che forse non avete mai visto prima (è Ebraico) e anche in quello che potreste riconoscere come Arabo.
Vedrete anche gente di tutti i tipi con stili di tutti i tipi, dal modesto o anche apertamente religioso (per esempio con il velo o il tipico copricato ebraico, la kippa) a decisamente l’opposto. Dalle alte ragazze bionde dell’Europa dell’est a ragazzi di colore a carnagioni mediorientali di vari tipi a molti Asiatici e ancora molti, molti altri. Ditene uno e lo troverete.

Ma è quello che succede di norma negli aeroporti internazionali, no? Gente di tutti i tipi proveniente da ovunque che vaga e poi prende un aereo per chissà quale altro posto.

Beh sì, tranne che una buona percentuale di quelle persone si trovano nell’area pubblica con un’atteggiamente molto rilassato e non vanno da nessuna parte, o almeno non oggi: parlano Ebraico e/o Arabo, o forse Inglese o Russo con voi o occasionalmente con i familiari stretti, o anche regolarmente con familiari in visita. Passano senza soluzione di continuità tra tutte queste lingue e alcuni di loro aspettano con un pallone d’aria in mano con scritto “I love you” o “Welcome” e magari anche dei fiori.

Perché non sono viaggiatori, sono Israeliani.

A proposito e per la cronaca, queste inaspettate ma molto piacevoli scene sono davvero comuni a Ben Gurion, molto di più che in ogni altro aeroporto che ho avuto occasione di vedere.

Ad ogni modo… Strano e carino, no? Ma come mai? Ne parleremo. Per ora stiamo solo rimuovendo preconcetti tramite la semplice osservazione, ricordate?

E’ ora di prendere il treno. Camminate fuori e venite investiti da un’aria mediorientale ancora più forte: le belle architetture esotiche, il clima più caldo, onnipresenti giardini grandi e piccoli pieni di piante mediterranee e tropicali e di fiori dai colori sgargianti.
Comprate facilmente un biglietto dal distributore automatico con contante o carta di credito e seguite le indicazioni in Ebraico/Inglese fino al vostro binario. Lì ci sono altri giardini e piante che vi aspettano dal centro di un marciapiede incredibilmente pulito e potete comprare qualcosa da bere o mangiare dalle macchine nuovi di zecca mentre dei giovani musicisti suonano qualcosa dal vivo a pochi passi di distanza.

Il treno arriva perfettamente in orario. E’ confortevole e più economico rispetto a molti posti in Europa e anche qui c’è il Wi-Fi gratuito, facile da usare e funzionante per davvero. Naturalmente.
Vi sedete vicino a una ragazza che sembra indiana con in mano l’ultimo smartphone, davanti a lei c’è un ragazzo vestito à la mode jeune che lavora su un recente MacBook Pro e che indossa una kippa sulla testa. Al suo fianco siede quella che supponete sia una giovane donna osservante musulmana con i capelli coperti e scarpe da tennis alla moda, probabilmente una studentessa.

“Ma che è ‘sta gente, ‘ste lingue, ‘sti posti, ‘sti servizi, ‘sta modernità? Che è ‘sto melting pot mediterraneo / mediorientale ma occidentalizzato?” Vi sorprenderete a chiedervi.

E’ Israele.

Ora rimanete con una testa decisamente più vuota, in viaggio attraverso un posto fuori dal mondo con cui riempirvi gli occhi. Ma non è fuori dal mondo, è solo fuori dal vostro mondo, fuori dalla vostra mente. Quantomeno per ora e anche per un altro bel po’ perché c’è davvero molto da vedere e da imparare.

!ברוכים הבאים לישראל

“Barukhìm haba-ìm leIsra-èl!”, lett. “Benedetti coloro che vengono a Israele!”, una frase ebraica comunemente usata con un gusto biblico che viene spesso tradotta con un molto meno accogliente “Benvenuti in Israele!”.

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